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Opi |
In uno scenario naturale da favola, circondata da umbratili boschi di
faggi, Opi appare come arrampicata sullo sperone roccioso che divide in
due la valle tra il M. Mattone e il Colle d'Opi. Questo sperone sembra
essere sorto, per chissà quale divina alchimia, al centro di uno
splendido anfiteatro naturale i cui spalti sono costituiti da imponenti
montagne come il monte Marsicano (2242 m.), e il monte Petroso (2247 m.)
col massiccio del Meta. Per la sua posizione Opi è, dunque, in
ogni stagione, il punto di partenza ideale per escursioni di incomparabile
bellezza naturalistica. Il ritrovamento di collane bronzee, lance, corazze
e altri arredi tombali tipici del popolo dei Volsci avvenuto tra le località
"Molino di Opi" e "Val Fondillo" lascia supporre che
in epoca pre-romana la zona fosse sotto il dominio di queste popolazioni.
Passata sotto la tutela di Roma, la cittadina potrebbe aver preso il proprio
nome da Ope dea romana della terra. Altra ipotesi, forse più attendibile,
sulle origini del nome Opi, ci viene suggerita dal fatto che nel medioevo,
a causa delle invasioni barbariche, gli abitanti del luogo che si erano
rifugiati in alto a "Molino di Opi", fossero costretti a costruire,
ancora più in alto, una sorta di castello fortificato: un "Oppidum".
Proprio da questo "Oppidum" deriverebbe l'attuale nome di Opi.
Il piccolo centro in epoca feudale appartenne ai Di Sangro e ai D'Aquino
per divenire, verso la fine del XVIII secolo, proprietà dei Serafino
di Scanno. A parte il grazioso centro storico, la cui struttura ha l'aspetto
di un tipico borgo medioevale all'interno del quale va segnalato il palazzo
Municipale, si consiglia la visita alla cappella di S. Giovanni Battista
nella quale si possono ammirare un altare maggiore in finissimi marmi
policromi e un presbiterio splendidamente affrescato, e, alla chiesa di
S.M. dell'Assunta (XI sec.) che, pur distrutta e ricostruita più
volte, ha conservato, della struttura originaria, l'imponente torre campanaria.
Da non perdere, poi, la visita al "Museo e Area faunistica del Camoscio"
inaugurato nel 1922 ( 20 ettari). Nello spazio riservato al Museo si può
ammirare tutto quanto riguarda il camoscio e si può assistere alla
proiezione di documentari sulla ricchissima e particolare fauna del parco.
In conclusione, va precisato che alle numerose escursioni praticabili
a piedi durante primavera, estate e autunno va aggiunta la possibilità
di fare sci di fondo su piste sicure che attraversano paesaggi veramente
suggestivi. Per lo sci alpino, infine, basta spostarsi di qualche chilometro
per avere a disposizione, a Roccaraso o Rivisondoli, il meglio del meglio
di questo sport. |
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